Il campo sportivo finalmente riaperto, il PalaLosito destinato alla riqualificazione, ma nel frattempo società costrette a fare i conti con impianti indisponibili, allenamenti saltati, campionati ridimensionati e soluzioni ancora da definire.
È questo il quadro dello sport coratino dopo cinque anni nei quali la delega è stata affidata a Beniamino Marcone.
I risultati strutturali non mancano: lo stadio è stato recuperato e per il PalaLosito è arrivato un importante finanziamento. Ma resta una domanda: perché agli investimenti non è seguita una programmazione altrettanto efficace della gestione degli impianti?
Se era noto che il Palazzetto sarebbe stato chiuso per mesi, perché non sono state predisposte prima le alternative?
La Nuova Matteotti ha rinunciato alla Serie C Unica dopo sedici anni, indicando tra le ragioni l’indisponibilità dell’impianto e l’impossibilità di programmare. Intanto le procedure per concedere campo alternativo e Palazzetto sono andate deserte, lasciando spazio a convenzioni temporanee e successivi affidamenti.
Il PalaLosito è stato chiuso dal 15 giugno.
Le società hanno dovuto riorganizzare attività e allenamenti, ma l’avvio dei lavori è previsto soltanto ad ottobre.
Perché chiudere un impianto quasi quattro mesi prima dell’effettiva apertura del cantiere?
Chi ha stabilito la data del 15 giugno?
Su quale cronoprogramma?
Quando fu presa quella decisione si sapeva già che i lavori non sarebbero partiti subito?
Il paradosso è che il Palazzetto è stato poi nuovamente reso disponibile dal 20 agosto al Basket Corato. Se ad agosto era possibile riaprirlo, era davvero indispensabile chiuderlo a giugno?
Quante difficoltà si sarebbero potute evitare facendo coincidere la chiusura con la reale consegna del cantiere?
Da pochi mesi la delega allo Sport è passata a Gennaro Sciscioli, che si è trovato sul tavolo problemi già esplosi.
L’assessore si è attivato per individuare strutture alternative e per la realizzazione di una nuova tensostruttura.
Ma restano da chiarire elementi fondamentali: dove verrà costruita, con quali tempi e quando potrà essere utilizzata?
Sciscioli si sarebbe inoltre mosso sulla posizione debitoria del Corato Calcio nei confronti del Comune, lavorando ad una possibile dilazione. Secondo quanto ci risulta, la soluzione avrebbe ottenuto anche il via libera del dirigente della Ragioneria.
Eppure, ad oggi, la pratica risulterebbe ancora bloccata.
Dove si è fermata?
Quale passaggio manca?
Chi deve compierlo?
Se la rateizzazione è tecnicamente percorribile, perché non viene conclusa?
Il debito non va cancellato: il Comune deve recuperare ciò che gli è dovuto. Ma se esiste una strada amministrativa per dilazionarlo, perché non viene perfezionata?
Il nostro auspicio èche tutto si sia risolto in tempi brevi.
Dopo cinque anni si pretende di recuperare tutto in zona Cesarini.
E sarebbe singolare che proprio mentre il nuovo assessore prova a trovare soluzioni, queste finissero per fermarsi negli uffici.
Ancora più misterioso e il caso del “custode di fatto”; dopo circa 47 anni di presenza, quello che era diventato di fatto il custode storico del campo sportivo sarebbe stato messo alla porta.
Gli uffici hanno il diritto e il dovere di regolarizzare qualsiasi situazione non perfettamente inquadrata. Ma una domanda resta: perché proprio adesso?
Quella presenza avrebbe contribuito anche alla cura quotidiana del campo.
Prima di interromperla è stato predisposto un sistema alternativo altrettanto efficace?
Secondo quanto ci risulta, ASIPU avrebbe sostituito le chiavi del campo alternativo, con il risultato che ieri gli allenamenti programmati non si sono svolti.
Su questo punto va chiarito che ASIPU è l’azienda affidataria dei servizi, non il soggetto che decide autonomamente chi possa accedere all’impianto o come debba essere utilizzato.
La domanda va quindi posta nel posto giusto: chi ha disposto il cambio delle chiavi e perché?
Fuori non sarebbe rimasto soltanto il Corato Calcio, che ha una posizione economica da definire, ma anche società che non avrebbero alcuna pendenza.
Se il problema riguarda il debito del Corato, perché devono subirne le conseguenze anche gli altri?
E se l’obiettivo era riprendere il controllo degli accessi, perché non è stato predisposto contestualmente un sistema che permettesse alle società autorizzate di continuare ad allenarsi?
Domenica il Corato dovrà disputare la prima gara interna di campionato.
Lo stadio dispone dell’agibilità per 758 spettatori, ma con precise condizioni di esercizio.
E allora: per domenica è tutto pronto?
Sono stati garantiti tutti gli adempimenti necessari per consentire l’ingresso del pubblico?
A giugno il Comune scriveva che, per «limiti di disponibilità in bilancio», poteva garantire soltanto la manutenzione ordinaria del manto erboso fino al 31 agosto: 3.000 euro più IVA al mese.
Due mesi dopo il quadro cambia.
Con la determina n. 994 del 27 agosto, a firma del dirigente del settore competente per lo Sport, avv. Giuseppei Sciscioli, vengono impegnati 52.313,60 euro per quattro mesi, dal primo settembre al 31 dicembre.
La cifra comprende 24.400 euro per custodia, pulizia e gestione del campo alternativo, 17.080 euro per la manutenzione del campo principale e, per ciascuno degli otto eventi preventivati, 1.207,80 euro per pulizia, antincendio e servizi collegati e 146,40 euro per l’eventuale operatore richiesto dall’Autorità di Pubblica Sicurezza.
I servizi non sono perfettamente sovrapponibili, quindi i confronti aritmetici semplicistici sarebbero sbagliati.
Ma un dato resta: la spesa complessiva si è moltiplicata e i fondi, quando si è deciso di utilizzarli, sono stati trovati.
La domanda è: cosa ottiene la città in cambio di una spesa maggiore?
Perché se vengono impegnati oltre 52mila euro in quattro mesi e contemporaneamente le società rimangono fuori dal campo e perdono gli allenamenti, qualcosa non sta funzionando.
Già nel novembre 2024 il dirigente aveva chiesto due unità di personale per il campo sportivo e due per il Palazzetto, per «razionalizzare le risorse» e arrivare ad una «gestione virtuosa degli impianti». La richiesta, scrive lo stesso dirigente, rimase senza riscontro.
Quanto sarebbe costato quel modello?
Quanto costa quello attuale?
Perché una soluzione indicata dagli stessi uffici come possibile strumento di razionalizzazione non è stata perseguita?
Dopo cinque anni Corato si ritrova con uno stadio riaperto ma società che non riescono ad allenarsi, un Palazzetto chiuso a giugno nonostante lavori previsti ad ottobre, una tensostruttura senza luogo e tempi certi, una rateizzazione che non arriva a conclusione nonostante il via libera contabile e costi di gestione che si moltiplicano.
I finanziamenti ci sono. Gli impianti ci sono o si stanno rifacendo. I soldi per gestirli, quando serve, si trovano.
Allora che cosa manca?
Dopo aver speso milioni per costruire, ristrutturare e mettere a norma gli impianti, il vero autogol sarebbe scoprire che a Corato il problema non è più avere un campo.
È riuscire ad aprirne il cancello.

