Staticità, vulnerabilità sismica, agibilità, antincendio e manutenzioni.
Fratelli d’Italia chiede al Comune una fotografia completa degli edifici scolastici. Zona Comune si interroga anche su ciò che le certificazioni non raccontano: caldo, condizioni igieniche e vivibilità quotidiana. esterno e temperature difficili da sopportare.
L’interrogazione presentata da Fratelli d’Italia Corato pone una domanda tanto semplice quanto importante: in quali condizioni si trovano realmente le scuole della città?
FdI chiede, plesso per plesso, lo stato aggiornato delle indagini su solai e soffitti, dell’idoneità statica e della vulnerabilità sismica; vuole conoscere quali edifici dispongano di agibilità e certificazioni antincendio e quali interventi di manutenzione siano stati effettuati nell’ultimo triennio o siano ancora programmati.
Domande che acquistano un peso particolare dopo un intero quinquennio amministrativo.
Già nel marzo 2021 era stato lo stesso sindaco Corrado De Benedittis a parlare di un grosso lavoro necessario per mettere in sicurezza gli edifici e fermare il degrado del patrimonio scolastico, citando espressamente la Giovanni XXIII come “la scuola che non c’è” e sostenendo che bisognasse intervenire subito.
Nelle linee programmatiche dell’amministrazione si annunciava inoltre la volontà di riprendere “con decisione” il percorso della nuova Giovanni XXIII.
Cinque anni dopo, quindi, non basta più chiedersi cosa sia stato ereditato.
Occorre capire cosa sia stato effettivamente risolto e cosa sia rimasto ancora sul tavolo.
Nel frattempo c’è stato anche il passaggio di testimone: nel precedente mandato Beniamino Marcone aveva la delega alla Pubblica Istruzione, oltre a Sport e Politiche culturali; oggi le Politiche educative sono affidate a Eleonora Loiodice, mentre i Lavori pubblici fanno capo a Valeria Mazzone.
E allora una delle domande poste da FdI assume anche un significato politico: quali problemi sono stati chiusi durante il quinquennio precedente e quali sono semplicemente passati dalla vecchia alla nuova assessora?
Una delle scuole con evidenti probblemi è sicuramente il comprensivo “Fornelli – Giovanni XXIII.
Nello specifico, parliamo della scuola media inferiore, Giovanni XXIII, quando la manutenzione diventa un problema quotidiano.
Abbiamo parlato con alcuni docenti e genitori della Giovanni XXIII e ciò che ci hanno raccontato porta le domande di Fratelli d’Italia fuori dai faldoni e dentro la vita quotidiana della scuola.
Da tempo vi sarebbe una criticità legata alla presenza di piccioni che riescono a nidificare nei cassonetti delle tapparelle. Secondo quanto ci viene riferito, la conformazione o il montaggio degli stessi favorirebbe l’ingresso dei volatili.
Una delle conseguenze è la presenza di guano sul lastricato esterno della scuola.
Sempre secondo le testimonianze raccolte, la Dirigente avrebbe già segnalato il problema e la situazione sarebbe stata verificata anche dalla ASL.
A questo punto nascerebbe però un rimpallo di competenze.
Secondo quanto riferitoci, il Comune avrebbe indicato nei collaboratori scolastici i soggetti chiamati a provvedere alla pulizia del lastricato esterno.
Il problema, ci spiegano docenti e genitori, è che il personale scolastico non disporrebbe dei presìdi e delle attrezzature adeguate per rimuovere quel tipo di materiale in condizioni di sicurezza.
E allora la domanda è inevitabile: siamo davvero davanti a una normale attività di pulizia oppure ad una situazione igienico-sanitaria che richiede strumenti e modalità specifiche?
E soprattutto: chi deve intervenire a monte impedendo ai piccioni di continuare a nidificare?
Perché pulire il guano oggi per ritrovarlo nuovamente domani significa eliminare l’effetto, non la causa.
Sarebbe quindi utile conoscere la segnalazione della Dirigente Scolastica, Rossella Lotito, quanto verificato dalla ASL e la risposta ufficiale fornita dal Comune.
Ed è proprio qui che torna una delle domande di FdI sulla manutenzione degli edifici scolastici: non soltanto quanti soldi siano stati spesi, ma quali criticità siano ancora presenti e quali interventi siano programmati per eliminarle.
FdI chiede i certificati, Zona Comune guarda anche dentro le aule
Alle questioni poste formalmente da Fratelli d’Italia se ne aggiungono altre sulle quali si interroga anche Zona Comune.
Alcune coincidono inevitabilmente con quelle di FdI: stato degli edifici, manutenzione e sicurezza.
Zona Comune pone però anche un’altra questione: le condizioni concrete nelle quali studenti e personale trascorrono ogni giorno diverse ore.
E ancora una volta la Giovanni XXIII rappresenta un esempio.
Docenti e genitori descrivono una struttura prefabbricata nella quale, durante i periodi più caldi, le temperature interne diventerebbero particolarmente difficili da sopportare.
Siamo ai primi di settembre, la riapertura delle scuole si avvicina e le temperature restano elevate.
Zona Comune si chiede allora: cosa è stato previsto per rendere quelle aule più vivibili?
Sono state rilevate le temperature interne?
Sono state studiate misure di mitigazione del caldo?
E perché, almeno nei periodi più critici, non prevedere dispenser o punti di distribuzione gratuita di acqua fresca per bambini e ragazzi?
Non stiamo sostenendo che l’installazione di dispenser rappresenti automaticamente un obbligo del Comune.
La domanda posta da Zona Comune va oltre: amministrare un edificio scolastico significa soltanto garantire gli adempimenti obbligatori oppure anche preoccuparsi concretamente delle condizioni nelle quali i ragazzi trascorrono cinque o sei ore della loro giornata?
FdI chiede giustamente se le scuole siano staticamente verificate, agibili e in regola con l’antincendio.
Zona Comune aggiunge un altro livello: una scuola può considerarsi realmente adeguata se magari possiede tutte le carte necessarie ma chi la frequenta deve convivere con temperature eccessive o problemi igienici che si trascinano nel tempo?
Lavori fatti sì, ma qual è oggi il risultato?
Sarebbe scorretto sostenere che in questi cinque anni non sia stato fatto nulla.
Un esempio concreto è il trasferimento, nel marzo 2022, di cinque classi del Fornelli che erano ospitate proprio nella Giovanni XXIII nella nuova sede di via Gravina, intervento che l’amministrazione rivendicò come un impegno assunto e mantenuto.
Ci sono stati inoltre interventi in diversi edifici scolastici.
Ma FdI non chiede soltanto l’elenco dei lavori.
Chiede il risultato.
Quante scuole hanno oggi l’agibilità?
Quante dispongono di CPI o SCIA antincendio in corso di validità?
Quando sono state effettuate le ultime verifiche statiche?
Qual è lo stato delle indagini sui solai e della vulnerabilità sismica?
Perché un finanziamento non è un certificato e un lavoro eseguito non significa automaticamente che l’intero percorso di adeguamento sia concluso.
La proposta probabilmente più semplice contenuta nell’interrogazione di Fratelli d’Italia è quella di pubblicare sul sito del Comune un report unico con i dati relativi alla sicurezza di tutti i plessi scolastici di Corato.
Basterebbe una tabella:
scuola, verifica statica, vulnerabilità sismica, controllo solai, agibilità, antincendio, interventi effettuati, criticità ancora presenti e lavori programmati.
Per gli istituti superiori, di competenza della Città Metropolitana, FdI chiede invece che il Comune acquisisca formalmente quelle stesse informazioni e promuova un tavolo con Città Metropolitana e dirigenti scolastici.
Poi ci sono le questioni che spesso una tabella non racconta e sulle quali Zona Comune invita ad allargare lo sguardo: caldo nelle aule, condizioni igieniche, accesso all’acqua, segnalazioni dei dirigenti e tempi delle risposte.
Due piani diversi ma complementari.
FdI domanda: le scuole sono sicure e in regola?
Zona Comune aggiunge: ma come si vive realmente dentro quelle scuole?
Dopo cinque anni, entrambe le domande meritano risposte.
E non bastano più gli elenchi dei finanziamenti.
Servono certificati, date, interventi conclusi e problemi ancora aperti.
Perché alla fine la domanda più semplice resta quella che interessa davvero alle famiglie:
possiamo dimostrare, edificio per edificio e carte alla mano, in quali condizioni mandiamo ogni mattina a scuola i nostri figli?
Se sì, si pubblichi tutto.
Se qualche casella rimane vuota, sarà interessante capire da quanto tempo lo è, chi avrebbe dovuto occuparsene e perché non sia stato ancora fatto.
Di Cinzia Mezzina

