Sulla vicenda del campo sportivo arriva la smentita dell’assessore allo Sport Gennaro Sciscioli, che chiarisce un punto sostanziale rispetto a quanto avevamo riportato nelle scorse ore.
In un primo momento era emersa l’ipotesi che la pratica non fosse stata perfezionata per la mancanza di una polizza fideiussoria del valore di poche centinaia di euro, elemento che avrebbe impedito di completare l’iter secondo i requisiti richiesti dal SUAP.
Si trattava, appunto, di indiscrezioni non supportate da un atto ufficiale.
La ricostruzione fornita oggi dall’assessore è diversa e sposta il problema a monte: secondo Sciscioli, la pratica necessaria per consentire l’ingresso del pubblico non sarebbe stata proprio presentata.
«Ho parlato questa mattina con il dirigente dott. Giuseppe Sciscioli,» spiega l’assessore «il Corato Calcio non può giocare con il pubblico perché non ha presentato al SUAP, attraverso il portale Impresainungiorno, la pratica necessaria per il pubblico spettacolo».
L’assessore sostiene inoltre di essersi attivato personalmente per agevolare la società, mettendo a disposizione anche la documentazione utilizzata nella precedente stagione.
«Gli ho girato il fascicolo SUAP dell’anno scorso», riferisce l’assessore, spiegando che «avrebbero dovuto predisporre una pratica analoga. Ad oggi, però, quella pratica non risulta presentata».
«A porte chiuse si poteva giocare»
È questo il passaggio che corregge direttamente quanto avevamo riportato nelle scorse ore.
Secondo Gennaro Sciscioli, il dirigente avrebbe parlato già ieri sera con il segretario del Corato Calcio, spiegando che, in assenza della pratica per consentire l’ingresso del pubblico, la società avrebbe comunque potuto presentare una richiesta per disputare la gara a porte chiuse.
La ricostruzione dell’assessore è precisa: sarebbe stato sufficiente inoltrare quella domanda e il dirigente avrebbe autorizzato l’utilizzo del campo senza spettatori.
«Se avessero presentato la domanda per giocare a porte chiuse – afferma Sciscioli – avrebbero potuto farlo».
Non ci sarebbe stato quindi, secondo la versione dell’assessore, un diniego del sindaco o del dirigente all’utilizzo dello stadio a porte chiuse.
Il mancato utilizzo del Comunale deriverebbe invece dalla scelta della società di non percorrere questa strada e di trasferire la partita a Ruvo di Puglia.
Il problema riguarderebbe dunque esclusivamente la possibilità di disputare la gara con gli spettatori.
Secondo Sciscioli, in assenza di quella documentazione, non sarebbe stato possibile rilasciare la relativa autorizzazione.
L’assessore afferma di non conoscere le ragioni per le quali la pratica non sia stata presentata. Riferisce però di aver suggerito alla società di rivolgersi a un tecnico specializzato e di sapere che un professionista sarebbe stato effettivamente consultato.
Ma il punto, nella sua ricostruzione, resta uno: la pratica al SUAP non risulterebbe depositata.
Quanto alla decisione di giocare a Ruvo di Puglia, Sciscioli non indica una ragione certa.
L’assessore ipotizza che la scelta possa dipendere da una diversa modalità di gestione dell’impianto e delle autorizzazioni relative al pubblico spettacolo.
Secondo quanto gli sarebbe stato riferito, a Ruvo la società che gestisce il campo disporrebbe già delle autorizzazioni necessarie, rendendo più semplice l’organizzazione delle gare con spettatori.
È però lo stesso Sciscioli a precisare di non poter certificare personalmente questo meccanismo e di non conoscere con certezza le ragioni che abbiano portato il Corato Calcio a preferire Ruvo.
Su un punto, invece, la sua posizione è netta: «A porte chiuse potevano giocare a Corato, ma hanno fatto altre scelte evidentemente».
La dichiarazione dell’assessore modifica quindi un elemento importante di quanto pubblicato nelle scorse ore.
Resta confermato che la prima gara casalinga del Corato Calcio sarà disputata a Ruvo di Puglia, come riferitoci dal presidente Francesco Colabella.
Ma, secondo la versione fornita oggi da Gennaro Sciscioli, non sarebbe corretto attribuire lo spostamento a un mancato via libera del sindaco e del dirigente anche per la disputa a porte chiuse.
Il quadro, secondo l’assessore, sarebbe più semplice: senza la pratica SUAP non era possibile giocare con il pubblico; con una specifica richiesta, invece, il Corato avrebbe potuto utilizzare il Comunale senza spettatori.

