✅ Blog: San Cataldo, il presidente Scaringella: «Non riusciamo a organizzarla». Il Comune prende la regia

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Tra PugliArmonica, concerti e servizi, gli stanziamenti sfiorano i 300mila euro.

Restano domande sui costi, sul ruolo della Deputazione e sulla posizione della Chiesa.

 

CORATO: La Deputazione Maggiore di San Cataldo non riesce più a organizzare autonomamente la parte civile della Festa Patronale.

A dichiararlo alla nostra redazione è il presidente Aldo Scaringella, spiegando che da anni mancano risorse economiche e, soprattutto, persone disponibili: molti componenti sarebbero anziani, altri impegnati nelle proprie attività lavorative.

Da qui il progressivo passaggio della regia civile nelle mani del Comune di Corato, che anche quest’anno si affida a PugliArmonica.

Una situazione quantomeno singolare. Scaringella, infatti, possiede una lunga esperienza proprio nell’organizzazione e nella direzione di manifestazioni musicali inserite nel panorama nazionale.

Il sito ufficiale della Nota d’Oro lo indica ancora come fondatore e direttore artistico della manifestazione da 37 anni.

La domanda sorge quindi spontanea: come può un presidente con una simile esperienza guidare una Deputazione che si dichiara incapace di organizzare la parte civile della festa per la quale, storicamente, esiste?

 

132mila euro a PugliArmonica.

Per il 2026 il Comune ha destinato 132mila euro, IVA compresa, a PugliArmonica per la Festa Patronale e per il Festival “A Tubo!”.

La proposta comprende luminarie, bande, artisti di strada, fuochi, comunicazione, coordinamento della festa e supporto organizzativo ad “A Tubo”.

Interpellato dalla nostra redazione, il presidente di PugliArmonica Graziano Cennamo ha indicato, in maniera approssimativa, i costi delle principali voci: circa 65mila euro per le luminarie, 22mila euro per “A Tubo!”, mentre la restante parte riguarderebbe bande, fuochi, artisti di strada e altri servizi.

 

Anche il direttore artistico di “A Tubo!”, il maestro Aldo Caputo, quantifica la manifestazione in circa 22mila euro, precisando che la propria direzione artistica è svolta gratuitamente.

La delibera, però, riporta soltanto il contributo complessivo e non il costo delle singole prestazioni.

 

C’è inoltre un passaggio significativo: il Comune specifica che quella di PugliArmonica è stata l’unica proposta ricevuta.

Ma, dopo anni di collaborazione con lo stesso soggetto, perché non programmare per tempo una manifestazione di interesse per confrontare proposte, servizi e prezzi?

La professionalità di PugliArmonica nel settore non è in discussione, anzi viene espressamente riconosciuta dallo stesso Comune. Proprio per questo un confronto pubblico potrebbe anche confermarne qualità e convenienza.

 

Al conto si aggiunge il tradizionale concerto successivo ai giorni solenni, affidato quest’anno ad Alex Britti.

La delibera di Corato stanzia, attraverso Puglia Culture, 148.840 euro, ma per due concerti insieme: Alex Britti il 25 agosto e i Bandabardò il 9 settembre.

Quanto costa, quindi, il solo Alex Britti a Corato?

Non è dato saperlo dalla delibera.

Ed è interessante confrontare questa impostazione con quella adottata dal Comune di Naso, in Sicilia, per la festa patronale di San Cono nel 2024.

La delibera n. 93 del 28 maggio 2024 indica in maniera precisa il costo del concerto di Alex Britti: 45.100 euro, IVA inclusa.

Anche se parliamo di due anni fa, di due località diverse e di condizioni organizzative che possono essere differenti, questo confronto può tornarci utile per comprenderne, indicativamente, il costo.

Ma il confronto mette in evidenza un’altra cosa: a Naso, il cittadino comune consulta la delibera e sa immediatamente quanto costa Alex Britti; a Corato trova 148.840 euro per Britti e Bandabardò insieme e non può conoscere il costo del singolo concerto.

Perché non indicare separatamente le due cifre?

Di fatto, la somma destinata ai festeggiamenti sfiora i 300mila euro, al netto del concerto dei Bandabardò.

 

Ai 132mila euro di PugliArmonica e ai 148.840 euro di Puglia Culture si aggiungono, secondo la documentazione raccolta dalla nostra redazione:

2.500 € per l’Associazione SER Corato;

549€ per i bagni chimici;

2.043€ per l’apertura straordinaria dei bagni pubblici ad ASIPU;

circa 15mila€ per ulteriori servizi ASIPU, già preventivati all’inizio di tutte le  manifestazioni estive.

Il totale arriva così a circa 301mila €.

 

Deputazione incapace di organizzare: e il Vescovo cosa ne pensa?

È forse questo l’aspetto più delicato.

La Deputazione Maggiore rappresenta storicamente un punto di riferimento nell’organizzazione dei festeggiamenti legati al Patrono.

Secondo la documentazione statutaria richiamata dalla nostra redazione, ad essa compete un ruolo organizzativo, anche attraverso un proprio rappresentante, con il contributo economico dell’ente pubblico.

In passato il Comune disponeva, infatti, di uno specifico capitolo di circa 20mila euro per i solenni festeggiamenti di San Cataldo: il Comune contribuiva solo economicamente, nel rispetto della propria natura laica, mentre la Deputazione svolgeva il proprio ruolo.

Oggi il meccanismo appare quasi rovesciato: il presidente della Deputazione dichiara di non essere in grado di organizzare e un ente laico, il Comune, finisce per assumere la regia della parte civile della principale festa religiosa cittadina, affidandone poi concretamente l’organizzazione a un’associazione esterna.

A questo punto sarebbe interessante conoscere anche la posizione del Vescovo, monsignor Leonardo D’Ascenzo della Diocesi.

Come valuta la Diocesi l’incapacità organizzativa dichiarata da un organismo storicamente legato ai festeggiamenti del Patrono?

Ritiene normale che la Deputazione abbia progressivamente rinunciato a questo ruolo? Oppure considera necessario rilanciarla, rinnovarla e metterla nuovamente nelle condizioni di svolgere i propri compiti?

E soprattutto: è condivisibile che un organismo legato alla tradizione ecclesiale finisca per dipendere completamente da un ente laico per l’organizzazione della parte civile della festa?

 

Non si tratta di contestare il sostegno economico del Comune, che esisteva anche in passato, ma di capire chi debba avere la responsabilità e l’indirizzo della festa.

Resta inevitabilmente anche una domanda politica.

La situazione dipende esclusivamente dalle difficoltà della Deputazione oppure il Comune e l’assessore al ramo, Beniamino Marcone, preferiscono mantenere direttamente il controllo della programmazione e delle risorse?

Dopo anni nei quali si ripete lo stesso modello, è legittimo chiedersi perché non venga nuovamente responsabilizzata la Deputazione oppure, se si ritiene ormai superato quel sistema, perché l’organizzazione non venga aperta al confronto tra più proposte?

 

Fuochi “low sound”, ma restano le diane pirotecniche.

Tra le novità ci sono, infine, i fuochi dal Palazzo di Città.

Cennamo li descrive come uno spettacolo prevalentemente coreografico e a basso impatto sonoro, più vicino a una lunga sequenza di effetti luminosi che alla tradizionale batteria pirotecnica.

Nella proposta approvata dal Comune, tuttavia, sono previsti anche i soliti avvertimenti mattutini, le tradizionali diane pirotecniche, oltre allo spettacolo notturno.

Una scelta che difficilmente farà la felicità dei proprietari di amici a quattro zampe.

 

Nessuno mette in discussione il valore religioso, storico e identitario della Festa di San Cataldo, né il fatto che una manifestazione di queste dimensioni abbia inevitabilmente dei costi.

La questione è un’altra: quando vengono utilizzati soldi pubblici, i cittadini dovrebbero poter sapere facilmente quanto costa ogni cosa, chi decide di acquistarla e perché, prima e non a giochi fatti.

E soprattutto andrebbe chiarito il futuro della Deputazione Maggiore.

Perché, se il suo Presidente dichiara che non si riesce più a organizzare la parte civile della Festa, mentre il Comune ne assume la regia e gestisce risorse sempre più consistenti, le domande diventano due: quanto costa davvero la festa?

E, soprattutto, chi deve organizzarla: la Deputazione o il Comune?

Se negli anni passati, quelli della cosiddetta “età dell’oro”, si indicavano come inopportuni i contributi offerti dal Comune, ente laico, anche per la Festa Patronale, oggi, alla luce dei costi sopra stimati, cosa ne pensano gli attuali amministratori che allora sedevano all’opposizione?

Di certo si è creato un precedente non da poco, del quale le future amministrazioni dovranno inevitabilmente tenere conto.

 

Di LILIANA CAZZATO

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