✅ Blog: Altamura vende – Barletta anticipa – Ruvo di Puglia produce. Corato è ancora senza cartellone.

15 Min Read

Ruvo supera le 12mila presenze, conta oltre 80 aperture, produce teatro e in piena estate ospita formazione internazionale. Barletta, nella stagione 2024/25, ha registrato 26.911 ingressi al Curci. Corato, nello stesso periodo, si è fermata a 11.803 presenze. E il confronto diventa ancora più interessante guardando alle capienze: Corato e Barletta dispongono entrambe di circa 500 posti, mentre il Nuovo Teatro Comunale di Ruvo ne conta appena 180. Il problema, allora, non è soltanto quanti spettatori abbiamo, ma quanto facciamo vivere il Teatro, chi lo guida e con quale progetto.

 

C’è chi programma la stagione successiva quando quella precedente non è ancora terminata.

Ad Altamura gli abbonamenti 2026/27 sono in vendita da giugno. A Barletta le prime anticipazioni della nuova stagione arrivavano già ad aprile.

 

A Ruvo di Puglia, pochi chilometri da Corato, il cartellone completo non era ancora stato presentato quando venivano già annunciate sei repliche, dal 15 al 20 dicembre, de L’occhio del lupo con Daniel Pennac, in esclusiva regionale.

E Pennac non arriva semplicemente come ospite.

Lo spettacolo è coprodotto anche da La Luna nel Letto/Nuovo Teatro Comunale di Ruvo, insieme ad altre importanti realtà teatrali nazionali.

È una differenza sostanziale: non soltanto ospitare teatro, ma produrlo.

 

Spettatori e capienze: i numeri raccontano ancora di più

Nella stagione 2024/25, il Teatro Comunale di Corato ha registrato 11.803 presenze complessive.

La sala coratina dispone di circa 500 posti tra platea e tre ordini di palchi.

Nello stesso periodo il Teatro Curci di Barletta ha dichiarato 26.911 ingressi. La sua capienza è praticamente identica a quella coratina: 495 posti, fra platea, palchi e loggione.

Tradotto in maniera puramente indicativa, dividendo le presenze complessive per la capienza della sala, Corato equivale a circa 24 teatri pieni nell’arco della stagione, Barletta a oltre 54.

Non è un tasso di occupazione reale perché il numero comprende spettacoli e attività differenti ma rende immediatamente percepibile la distanza: due sale quasi della stessa dimensione, ma Barletta sviluppa più del doppio degli ingressi.

 

Poi c’è Ruvo.

Il Nuovo Teatro Comunale dispone di appena 180 posti.

Eppure la stagione 2025/26 ha superato le 12mila presenze, con più di 80 aperture al pubblico tra prosa, teatro per ragazzi, cinema ed eventi collaterali.

Rapportate meccanicamente alla capienza, quelle 12mila presenze equivalgono a oltre 66 sale piene.

 

Ed è forse il dato più interessante di tutti.

Corato ha quasi tre volte i posti di Ruvo, ma Ruvo genera un numero complessivo di presenze leggermente superiore e soprattutto lo fa con una struttura molto più piccola, aperta molto più spesso e inserita in un sistema di produzione e formazione.

Altamura offre un’altra misura utile: il Mercadante dispone anch’esso di circa 500 posti, quindi una dimensione sostanzialmente analoga a Corato. Per Altamura, però, non abbiamo rintracciato un consuntivo complessivo di presenze altrettanto confrontabile e sarebbe scorretto inventare un rapporto numerico.

 

Il dato di fondo resta evidente:

Corato non ha una sala piccola e non manca il pubblico. Ha invece una capacità potenziale che appare ancora largamente da sfruttare.

Ruvo utilizza il teatro per spettacoli, formazione, laboratori e produzione. Dal 22 al 26 luglio 2026, in piena estate, ha ospitato un laboratorio-audizione con Julie Anne Stanzak, storica interprete del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch.

Cinque giorni di formazione e lavoro.

 

Questo significa anche restituzione al territorio: un grande nome non arriva soltanto per due ore di spettacolo, ma incontra allievi, professionisti e comunità.

È la stessa logica che consente a Ruvo di ospitare Pennac per sei giorni consecutivi.

 

Ma quanto ci costa il Teatro?

Per il Teatro Comunale sono state indicate circa 70mila euro per gestione, pulizia e servizi vari, ai quali si aggiungono 153mila euro per la stagione teatrale.

Parliamo quindi di circa 223mila euro per queste due voci.

Non necessariamente dell’intero costo annuo della struttura, ma comunque di una cifra significativa.

 

A Barletta, per la stagione teatrale 2025/26 del Curci, l’impegno in favore di Puglia Culture è stato invece di circa 207.500 euro.

Dunque Corato non risulta spendere più di Barletta per la sola stagione.

 

Il punto non è sostenere che si spenda troppo.

È chiedersi: che cosa producono le risorse che spendiamo?

Barletta ha una sala praticamente identica alla nostra e nell’anno precedente ha totalizzato 26.911 ingressi contro 11.803.

Ruvo ha appena 180 posti, ma supera le 12mila presenze, apre più di 80 volte, produce e riesce ad attrarre anche finanziamenti regionali e ministeriali attraverso il proprio Centro di Produzione.

È questa forse la vera partita.

Non spendere necessariamente meno.

Far rendere di più ogni euro pubblico: più giornate di attività, più pubblico, più produzione e più capacità di attrarre risorse esterne.

 

A Corato, invece, il Teatro esce dall’estate

L’avviso per la concessione del Teatro Comunale a soggetti esterni nella stagione 2025/26 ne prevedeva l’utilizzo fino al 30 giugno 2026.

Poi arriva il bando “Sei la mia Città – Estate a Corato 2026”, destinato a spettacolo, teatro, danza, musica e iniziative culturali.

E lì compare una frase molto chiara: “È escluso dal presente avviso l’utilizzo del Teatro Comunale”.

Formalmente questo non significa dichiarare il Teatro chiuso.

Ma concretamente la domanda resta:

come può un operatore proporre attività teatrale estiva nel Comunale se il principale bando culturale della città ne esclude a monte l’utilizzo?

La questione diventa ancora più evidente pensando a una proposta culturale legata proprio al sipario storico del Teatro Comunale.

Uno spettacolo costruito intorno a quell’opera non può essere semplicemente trasferito in piazza.

La domanda, allora, non è perché una singola proposta sia stata finanziata o meno.

È molto più semplice:

perché il Teatro non era disponibile?

 

Jazz nella stagione del Teatro, ma programmato nel Chiostro

Anche Jazz in…Canto offre uno spunto.

I quattro appuntamenti erano stati programmati nel Chiostro di Palazzo di Città.

Tre concerti finirono poi dentro il Teatro per ragioni meteorologiche; l’ultimo si svolse regolarmente nel Chiostro.

Il problema non è il luogo.

La domanda riguarda i numeri.

Quando si parla delle giornate di attività del Teatro, gli eventi della stagione comunale svolti fuori dal Teatro vengono conteggiati come aperture del Teatro?

Perché una cosa è la programmazione culturale del Comune.

Un’altra sono le porte effettivamente aperte del Comunale.

In un precedente intervento pubblico il sindaco ha parlato di circa 120 giorni di apertura annuale.

Sarebbe allora utile conoscere un dato ufficiale:

quanti giorni il Teatro Comunale è stato realmente aperto nel 2024, nel 2025 e nel 2026?

 

Intanto il nuovo cartellone ancora non c’è

Al 5 settembre 2026, il cartellone 2026/27 del Teatro Comunale non risulta ancora pubblico.

L’assessore alle Politiche culturali Beniamino Marcone, già vicesindaco nel precedente mandato, a luglio aveva spiegato che dopo l’organizzazione dell’estate l’Amministrazione si sarebbe occupata con urgenza della stagione teatrale.

Ma il confronto resta impietoso.

Barletta parlava della nuova stagione ad aprile.

Altamura vendeva gli abbonamenti a giugno.

Ruvo a luglio comunicava risultati, anticipava Pennac e contemporaneamente faceva formazione in teatro.

Corato arriva a settembre ancora senza cartellone.

E non è la prima volta: la stagione 2025/26 fu presentata il 9 ottobre.

 

La domanda è inevitabile:

perché arriviamo sistematicamente così tardi?

Programmare prima non significa stampare prima una brochure.

Significa muoversi quando le tournée vengono costruite, negoziare date, cercare prime, esclusive e coproduzioni e costruire rapporti che durino negli anni.

 

Di solito chi programma e organizza una stagione ha un nome: direttore artistico

A Corato le direzioni artistiche esistono.

Esiste una direzione artistica per Jazz in…Canto, per La Scena dei Ragazzi e per altri eventi legati al mondo culturale.

Il Comune, dunque, riconosce chiaramente l’utilità di affidare specifici progetti a professionisti.

Perché allora questa figura non esiste in maniera altrettanto chiara per la stagione principale e per il Teatro Comunale nel suo complesso?

Lo scorso anno la formula ufficiale parlava di cartellone “pensato e organizzato dal Comune di Corato in collaborazione con Puglia Culture”.

Ma chi ne assume la responsabilità artistica?

 

Una direzione artistica che, almeno formalmente, non c’è

Per quanto ci risulta, il Teatro Comunale di Corato non ha oggi un direttore artistico unico e formalmente individuato per la stagione principale.

Eppure, nei fatti, è spesso l’assessore alle Politiche culturali Beniamino Marcone a rappresentare pubblicamente le scelte della stagione e a svolgere quella funzione di raccordo che normalmente competerebbe a una direzione artistica.

In passato è stato persino definito pubblicamente “direttore artistico del teatro” dal sindaco, pur comparendo negli atti istituzionali come assessore.

Se un direttore artistico formalmente non c’è, perché deve essere l’assessore a farne di fatto le veci?

Politica culturale e direzione artistica sono due funzioni differenti.

Alla politica spetta fissare obiettivi, risorse e indirizzo.

A un professionista dello spettacolo dovrebbe spettare costruire il cartellone, seguire produzioni e tournée, cercare prime ed esclusive e dare al Teatro un’identità riconoscibile.

Perché allora non dotare il Comunale di un vero direttore artistico, scelto per curriculum e progetto, evitando che ruolo politico e ruolo artistico finiscano per sovrapporsi?

 

E a Corato gli esempi non mancano.

Il maestro Domenico Molinini è musicista, compositore e direttore d’orchestra, con esperienze anche nella direzione artistica.

Il maestro Francesco De Santis, pianista e compositore, è diplomato in Pianoforte e Composizione ed è da oltre vent’anni fondatore e direttore artistico del Concorso Euterpe, giunto nel 2026 alla 25ª edizione.

Francesco Martinelli è attore, regista, formatore e autore, con qualificazione professionale da attore e specializzazione in regia. Ha partecipato ai laboratori internazionali della Biennale Teatro di Venezia e ha maturato esperienze dirette di direzione artistica.

 

Tre profili differenti, ma tutti con esperienze artistiche, progettuali o di direzione documentate.

Sono soltanto esempi.

Non significa che il direttore debba essere Molinini, De Santis o Martinelli.

E neppure che debba necessariamente essere coratino.

Deve essere bravo.

Deve possedere curriculum, relazioni, conoscenza del settore e una propria idea di teatro.

Perché allora non aprire una manifestazione d’interesse, raccogliere progetti locali e nazionali e scegliere la proposta migliore?

Un incarico pluriennale e retribuito, perché chi assume responsabilità deve poter essere valutato sui risultati: aperture, spettatori, abbonamenti, prime, esclusive, coproduzioni, residenze artistiche, formazione e rapporti con il territorio.

 

Il rapporto con Puglia Culture resta prezioso.

Ma dovrebbe essere uno strumento nelle mani di una direzione artistica. Non sostituirla.

Altrimenti il rischio è di costruire una stagione prevalentemente sulla base delle disponibilità del circuito.

La domanda è: perché Corato non dovrebbe avere anche prime, esclusive regionali e coproduzioni proprie?

Perché non dovrebbero essere gli spettatori delle città vicine a venire qui per vedere qualcosa che altrove non c’è?

Le produzioni e le esclusive non si trovano a settembre come prodotti rimasti su uno scaffale.

Nascono da rapporti costruiti negli anni.

Pennac a Ruvo non arriva dal nulla.

Julie Anne Stanzak non arriva dal nulla. È programmazione.

 

Alla fine, messi insieme presenze e capienze, la fotografia diventa ancora più netta:

Barletta: 26.911 ingressi su 495 posti.

Ruvo: oltre 12mila presenze su appena 180 posti e più di 80 aperture.

Corato: 11.803 presenze su circa 500 posti.

Altamura: circa 500 posti e una stagione già programmata con mesi di anticipo.

Non sono classifiche perfettamente sovrapponibili.

 

Ma una cosa la raccontano bene:

Corato possiede una delle sale più capienti del confronto. È la capacità di farla vivere che deve crescere.

 

Perché un assessore passa, una Giunta cambia e un cartellone termina.

Un Teatro, invece, dovrebbe avere una guida riconoscibile, moltiplicare le risorse che riceve e riempirsi molte più volte durante l’anno.

Share this Episode
Leave a comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Verificato da MonsterInsights