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TARI 2025 a Corato: tra “sconti” annunciati e dubbi di legittimità. POLIS accusa: «Operazione fittizia»

È stato approvato nell’ultima seduta del Consiglio Comunale di Corato, lo scorso 30 aprile, l’aggiornamento del regolamento TARI e il piano tariffario per il 2025.

 

Un passaggio tecnico che, secondo l’amministrazione, avrebbe portato “buone notizie” per i cittadini.

 

L’assessore al Bilancio, Gennaro Sciscioli, ha illustrato i punti principali della delibera, ponendo particolare enfasi su una presunta riduzione del tributo: «Abbiamo previsto uno sconto sulla parte variabile della tassa per le nuove attività che si insedieranno nell’area del Distretto Urbano del Commercio nel periodo 2025–2028. È una misura pensata per incentivare la riqualificazione commerciale del centro cittadino».

 

Ma le rassicurazioni della Giunta non convincono tutti.

 

Dietro lo slogan di una “TARI invariata”, si nasconderebbe in realtà un meccanismo più complesso e, secondo l’associazione politica POLIS, potenzialmente ingannevole.

 

Il piano tariffario 2025, infatti, avrebbe dovuto determinare aumenti medi fino all’8% rispetto all’anno precedente, a causa dell’incremento dei costi previsto nel Piano Economico Finanziario (PEF) redatto da AGER Puglia, che ha fissato per il 2025 un importo da coprire con la TARI pari a circa 10.154.798 euro.

 

A fronte di questo, gli uffici comunali hanno elaborato un piano tariffario con coefficienti che, se applicati in modo lineare, porterebbero a un gettito TARI potenziale di circa 12.352.638 euro, ben oltre quanto richiesto dal PEF.

 

Un divario di oltre 2 milioni di euro che è stato “compensato” da una manovra regolamentare: lo sconto applicato alle sole utenze domestiche, per il solo anno 2025.

 

L’intervento, presentato come una misura calmierante, ha consentito all’amministrazione di dichiarare pubblicamente che le tariffe TARI 2025 resteranno invariate.

 

Tuttavia, secondo l’analisi condotta da POLIS, si tratterebbe di una manovra di facciata, un artificio contabile che altera l’apparenza dei costi in bolletta senza risolvere il problema alla radice.

 

«Siamo di fronte a una manovra che, formalmente, aumenta le tariffe, salvo poi compensarle con una riduzione regolamentare finanziata dalla stessa TARI. È come alzare il conto per poi fingere uno sconto», attacca l’associazione in un comunicato. «Questo meccanismo è possibile solo perché il regolamento prevede un correttivo interno, che però non trova reale copertura nel bilancio comunale, violando di fatto quanto previsto dalla normativa nazionale».

 

Infatti, l’articolo 1, comma 660, della Legge 147/2013 stabilisce che eventuali riduzioni ulteriori delle tariffe TARI devono essere coperte da risorse della fiscalità generale, e non semplicemente da un “ribilanciamento” interno alla TARI stessa. Secondo POLIS, nel bilancio comunale 2025 non sarebbero presenti gli stanziamenti necessari – oltre 2 milioni di euro – per coprire le agevolazioni annunciate.

 

Ciò crea una netta incongruenza tra la delibera approvata e le risorse effettivamente disponibili, sollevando dubbi sulla legittimità e la sostenibilità dell’intera operazione.

 

E non è tutto.

Il regolamento TARI approvato non fa distinzioni di reddito o condizione sociale nell’applicazione dello “sconto” per il 2025.

 

Tutti i contribuenti domestici, indipendentemente dal loro ISEE, riceveranno la riduzione, contrariamente a quanto previsto dalla normativa nazionale e dalle linee guida dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA).

 

Le agevolazioni TARI, per essere regolari, devono essere “mirate”, cioè destinate a categorie fragili: famiglie in difficoltà economica, persone con disabilità, anziani soli o nuclei numerosi con basso reddito.

 

Offrire sconti a pioggia, senza distinzione, rischia di essere considerato non conforme alla legge.

 

«L’operazione – denuncia POLIS – appare dunque come una mossa elettorale: si fa credere ai cittadini di aver evitato l’aumento della tassa, ma si omette di spiegare che il sistema è insostenibile e potrebbe essere bocciato dalla Corte dei Conti o da un successivo controllo ministeriale».

 

L’associazione sottolinea anche che, in mancanza di correttivi normativi o risorse specifiche, quanto oggi approvato potrebbe essere smentito nei fatti, con il rischio di dover richiedere un conguaglio successivo o di scaricare il peso dell’agevolazione sugli esercizi futuri.

 

Anche i revisori dei conti e i dirigenti comunali hanno espresso parere favorevole al piano, ma la perplessità resta: se l’agevolazione non è coperta da fondi reali e non è destinata a categorie protette, si tratta ancora di uno sconto, oppure di un rischio contabile e amministrativo?

 

Mentre i cittadini si preparano a ricevere bollette apparentemente “invariate”, resta aperto il dibattito sulla trasparenza e la regolarità delle scelte adottate dall’amministrazione comunale.

 

La partita, insomma, è tutt’altro che chiusa. E il conto, prima o poi, potrebbe arrivare davvero.

 

Di Salvatore Vernice

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