Corato e la politica degli ultimi 10 anni.
Riceviamo e pubblichiamo di seguito, una nota di un cittadino “attivo” della politica locale, l’Avv. FRANCESCO STOLFA che ci invia una sua analisi della vicenda politica coratina degli ultimi anni.
<Scrivo queste note per chiarire la mia posizione e il mio operato nella vicenda politica coratina degli ultimi anni.
Non sarò breve, non posso esserlo.
Questo è un approfondimento.
Lo legga chi vuole, chi non ha fretta di comprendere, chi ama la complessità, chi non si arrende al conformismo dominante.>
La grande Illusione e i suoi antefatti: 2019-2020.
Nel 2019 il Centrosinistra coratino raggiunse il punto più basso della sua parabola politica: nessuno dei tre candidati espressione di quell’area raggiunse il ballottaggio che, quindi, si svolse tra due competitor di centrodestra. Vinse, come si ricorderà, Pasquale D’Introno, il quale fu, tuttavia, clamorosamente silurato, poche settimane dopo, dai suoi stessi sostenitori.
Ne seguì un altro lungo periodo di commissariamento che si aggiunse a quello che era seguito alla caduta della Giunta Mazzilli, anch’essa dovuta a contrasti interni al centrodestra.
Il lungo e incontrastato dominio di questa coalizione nella vita politica della Città doveva aver convinto i suoi dirigenti e, in particolare, il suo indiscusso leader, di poter continuare a fare e disfare liberamente della cosa pubblica cittadina, potendo comunque contare sul consenso della maggioranza dei Coratini.
E invece la misura era evidentemente colma e il momento era maturo per un cambio di leadership.
Restava solo il problema della reductio ad unum delle candidature, posto che, dei tre candidati del 2019, uno solo si era ritirato, Paolo Loizzo, mentre gli altri due, Vito Bovino e Corrado De Benedittis, erano più che mai decisi a ripresentarsi; e con due candidati, il Csx avrebbe certamente perso di nuovo.
L’ago della bilancia era il PD, indeciso fra i due candidati. La sua scelta avrebbe individuato il candidato del Csx ma questa scelta non arrivava.
Si rischiava di sforare i tempi. Fu allora che, con un gruppo di vecchi amici, decidemmo di fare qualcosa.
Innanzitutto, valutammo che, sebbene a Vito Bovino ci legasse una antica amicizia, il candidato De Benedittis era quello in grado di vincere la partita con più chances.
Una partita non facile perché si trattava di sconfiggere, per la prima volta, nelle urne la corazzata guidata dal senatore.
Per smuovere il PD, di cui quasi tutti eravamo simpatizzanti ma nessuno iscritto, non era possibile avviare una battaglia interna: saremmo stati espulsi come corpi estranei se avessimo cercato di iscriverci.
Renzi aveva appena costituito Italia Viva, una formazione politica dai contorni ancora incerti e non presente a Corato: allora decidemmo di aprire un circolo di IV con il preciso intento di smuovere la palude politica coratina e spingere tutto il Csx a sostegno di De Benedittis.
Nel futuro avremmo poi valutato: se Italia Viva si fosse dimostrata una forza vitale e democratica avremmo continuato su quella strada; se, invece, si fosse rivelata l’ennesimo partitino personale, saremmo confluiti nel PD.
Lanciammo un comunicato stampa articolato, contenente un endorsement ben motivato a favore di De Benedittis e avviammo una campagna di sollecitazione e moral suasion nei confronti del PD volta a trascinarlo verso quel candidato.
In realtà, facemmo appena in tempo a fare un incontro con la delegazione del PD locale, poi scoppiò il lockdown per il covid. Ma quell’unica riunione e alcuni scambi epistolari successivi furono sufficienti perché il PD, dopo poco, effettivamente optò per De Benedittis. Il resto è storia: al primo turno vinse di poco Perrone; De Benedittis arrivò secondo; ma al ballottaggio, in pratica, tutti i voti di Bovino si riversarono puntualmente su De Benedittis, decretandone la clamorosa vittoria.
L’incredibile sembrava avvenuto: il sen. Perrone era stato sconfitto nelle urne dal Csx unito che aveva ottenuto ben 18 seggi su 24 in Consiglio comunale; una maggioranza granitica in grado di assicurare al nuovo sindaco una tranquilla transizione amministrativa dal vecchio al nuovo, al tanto agognato Cambiamento.
La disillusione: dal 2020 in poi.
E, invece …. anche questa è storia, anche se un po’ controversa: subito dopo la vittoria, De Benedittis manifestò una netta freddezza nei confronti di Bovino, non gli riconobbe nulla per il (determinante e leale) apporto ricevuto e lo mandò all’opposizione, senza tanti complimenti, con i suoi tre consiglieri. Io non credevo ai miei occhi: perché si indeboliva la maggioranza in questo modo?
Perché si ripagava la lealtà di Bovino con tanta ingenerosità? Davvero non capivo: protestai ma De Benedittis fu irremovibile.
Poi si passò alla composizione della Giunta: si era promessa una compagine di alto profilo, adeguata alle sfide colossali che aspettavano la nuova amministrazione priva di esperienza, in un periodo delicatissimo (la pandemia era ancora in corso), dopo oltre trent’anni di governo di Cdx. Invece, De Benedittis se ne uscì con un gruppo di neofiti (salvo un paio di tecnici sconosciuti ai più) privi di competenze e di esperienze specifiche nella gestione della cosa pubblica.
Io avevo appena concluso la mia esperienza di assessore tecnico al personale nella prima giunta Chieco di Ruvo ed ero ben consapevole dell’importanza decisiva che l’autorevolezza e la preparazione specifica degli assessori assumono per poter avviare un reale Cambiamento.
Sul punto voglio essere chiaro: sono stato accusato di aver offeso gli assessori sostenendo che non li ritenevo all’altezza delle deleghe ricevute.
In realtà, non intendevo offendere nessuno, feci delle valutazioni politiche da cittadino che si interessava della gestione della cosa pubblica e che aveva a cuore, soprattutto, la necessità di mantener fede alle tante e importanti promesse che avevamo fatto alla città.
Un esempio per tutti: se la collega Concetta Bucci avesse avuto la delega alla cultura e il rag. Beniamino Marcone quella allo sviluppo economico, non avrei sollevato critiche particolari.
Gli assessori erano tutti persone degne, in alcuni casi valenti professionisti nei loro campi, ma non sembravano in grado di dettare il necessario indirizzo politico in termini di progettualità, autorevolezza e visione amministrativa nei rispettivi campi.
Un cittadino ha il diritto/dovere di esprimersi sullo spessore POLITICO degli assessori, specie se nella campagna elettorale ci ha messo la faccia e il cuore investendo sulla candidatura di De Benedittis anche la propria credibilità.
Non c’era nulla di cui offendersi.
Il dissenso.
A quel punto affrontai direttamente e personalmente Corrado in un colloquio svoltosi nella sua stanza di sindaco, esponendogli francamente tutte le mie perplessità e chiedendogli almeno di creare un “consiglio del Sindaco” sul tipo di quello voluto da Emiliano in Regione: un gruppo di esperti che, per puro senso civico e in modo gratuito, collaborasse con lui e con la giunta nell’azione amministrativa che si rivelava tanto improba.
La risposta fu quella solita di Corrado, che in tanti hanno sperimentato nel corso del quinquennio: un SÌ, corredato da ampio sorriso, cui però non seguì nulla di concreto.
Aggiungasi che nel nominare il nuovo segretario generale, il neosindaco non ascoltò nessun consiglio e ne scelse uno individuato (chissà come) solo da lui. Addirittura, il nuovo segretario (chiaramente su indicazione del sindaco) non volle neanche ricevere il passaggio di consegne che il segretario uscente gli propose correttamente.
A quel punto mi sono spaventato: ho avuto la netta percezione dei danni che un comportamento così superficiale poteva arrecare alla Città non solo in termini di cattiva amministrazione ma soprattutto nel seppellire definitamente ogni speranza di Cambiamento.
E ho ritenuto mio dovere prendere, come si dice metaforicamente, carta e penna e manifestare pubblicamente il mio dissenso su tutte le scelte amministrative che andavano a confliggere con le promesse elettorali, peraltro codificate nel programma a suo tempo depositato.
Soprattutto, mi prefiggevo di evidenziare che c’è ancora qualcuno in questa città che SPERA: spera in una amministrazione trasparente, competente e orientata al bene comune.
Il mio obiettivo non era ottenere un determinato risultato elettorale: il Csx non era e non è in grado di esprimere nulla di meglio e il Cdx non è la mia casa.
Era ed è importante mantenere accesa la fiammella della cittadinanza attiva, evitare che i Coratini, specie quelli scontenti del modo in cui la città è stata sempre governata, potessero pensare che la Politica è quella di Perrone o di De Benedittis e che non sia neanche ipotizzabile nulla di meglio.
I limiti e gli errori della giunta De Benedittis e del Consiglio comunale che l’ha espressa li ho sempre puntualmente evidenziati con un’ottica “di sinistra”; per essere più preciso: da socialista (liberale e umanitario) mai rassegnato al declino di un ideale che pur avendo avuto pienamente ragione dalla storia, non ha sempre trovato uomini adeguati sulle cui gambe procedere verso il “sol dell’avvenire”.
Il prezzo del dissenso.
La reazione di De Benedittis & C. in questi cinque/sei anni è stata dura:
- Esponenti del suo gruppo hanno messo in giro la voce che il mio dissenso derivasse dal mancato incarico di assessore; come se io avessi bisogno di fare l’assessore a Corato; tutta la coalizione sa che la mia candidatura come assessore non è mai stata sul tavolo avendo Italia Viva, all’epoca, proposto (senza successo) solo il nome di Luciana Tarantini; del resto, il mio disimpegno nelle elezioni di quest’anno credo abbiano definitivamente dimostrato quanto io ci tenga alle poltroncine coratine;
- Gruppi di aficionados di De Benedittis mi hanno continuamente attaccato sui social ogni volta che ho pubblicato un post, arrivando anche ad offese personali;
- Lo stesso Corrado (unitamente al suo vicesindaco), contravvenendo a una regola non scritta ma indiscutibile per ogni amministratore pubblico, mi ha “bloccato” sui social, dimostrando con quel gesto di essere chiuso a qualsiasi confronto.
Tutto questo non mi ha turbato: l’età, l’autorevolezza professionale e l’abitudine ai conflitti verbali mi hanno consentito di difendermi adeguatamente.
Mi ha turbato solo l’accusa, anch’essa talvolta rivoltami sui social, di esprimere, con le mie critiche, odio o astio verso il gruppo dirigente corradiano e il suo leader.
Questo non è vero e pensarlo dimostra – mi sia consentito il rilevarlo – una certa impreparazione politica in chi me la rivolge.
La politica, quella alta, quella svolta per il bene comune, richiede franchezza, talvolta estrema.
Ma la mia stima umana nei confronti di tutti gli interlocutori non è mai venuta meno: se io, da cittadino, penso che tu non sia all’altezza di un certo compito, non abbia la necessaria preparazione per svolgerlo, te lo devo dire; se penso che certe decisioni siano poco trasparenti e tali da suscitare dubbi di correttezza amministrativa, te lo devo dire; se penso che stai tradendo le promesse elettorali, te lo devo dire.
Non c’è da offendersi. In questo il sen. Perrone è stato sempre di esempio: ha subito negli anni critiche pesantissime, talvolta veri e propri insulti (col mio netto dissenso) ma, appunto da esperto esponente politico, ha sempre saputo reagire con signorilità e senso del limite anche quando le accuse meritavano querela.
La tattica vincente di De benedittis.
Ora che De Benedittis è stato riconfermato per il suo secondo mandato non ho difficoltà a riconoscere la sua vittoria e che quindi la valutazione della maggioranza dei Coratini sul suo primo quinquennio di amministrazione è stata diversa dalla mia.
Ma non posso esimermi dal rilevare anche che tale vittoria è sopratutto frutto, da un lato della debolezza dei suoi competitor e dell’atteggiamento arrendevole del Centrodestra coratino e, dall’altro, della indiscussa abilità tattica messa in campo da Nostro nel corso di questi anni. De Benedittis ha sistematicamente demolito tutti i suoi avversari soprattutto interni alla coalizione:
- Ha attivamente “partecipato” al congresso del PD in cui fu messo in minoranza il segretario Attilio Di Girolamo attivandosi per far eleggere Giuseppe Quercia, persona a lui vicina: il congresso svolse proprio sul tema dei rapporti con l’amministrazione, vide De Benedittis (pur non iscritto) partecipare ai lavori e svolgervi un vero e proprio intervento politico; e fu vinto da Giuseppe Quercia per un solo voto.
- Successivamente, in accordo con la direzione regionale del PD, è cominciata una intensa campagna politica per “recuperare” alla causa di De Benedittis i Giovani Democratici che si erano ampiamente spesi in favore della capogruppo Nadia D’Introno la quale, per tutta la consigliatura, ha mantenuto un atteggiamento fortemente critico verso l’amministrazione: la campagna ha avuto pieno successo, i GD sono rientrati nei ranghi e la povera Nadia è rimasta totalmente ma orgogliosamente isolata.
- Analoga operazione è stata compiuta sul Movimento Cinque Stelle dove De Benedittis è riuscito a piazzare, come segretario, un suo uomo.
- Poi è stata la volta del PSI dove la leadership del compianto Tonino Marcone (anche lui notoriamente critico verso l’amministrazione) è stata sostituita con personaggi più vicini al sindaco.
Con tutte queste operazioni (perfettamente legittime, s’intende) il sindaco uscente è riuscito a presentarsi alle nuove elezioni con un parterre di ben nove liste tutte perfettamente allineate sulle sue posizioni.
Questo per quanto riguarda il fronte interno.
Ma anche sul fronte esterno il sindaco è riuscito, non si sa come, ad assicurarsi una scarsa belligeranza da parte di alcune formazioni del Cdx: si pensi a Forza italia che ha compiuto un vero e proprio suicidio politico.
Ma è tutto il Centrodestra che, nel corso della consigliatura, ha svolto l’azione che compete alla minoranza, di critica, pungolo e stimolo, in maniera particolarmente blanda.
E poi, al momento di scegliere il candidato, ne ha bruciati diversi particolarmente forti e ne ha scelto, infine, uno davvero debole: con tutto il rispetto per il capitano Zona, la sua battaglia di candidato non coratino e completamente a digiuno della politica locale, è apparsa subito davvero in salita.
E ora?
Tutto ciò, però, a questo punto, interessa relativamente: la Città ha scelto democraticamente il suo Sindaco e questa decisione va democraticamente accettata, anzi rispettata.
C’è una differenza rispetto al 2020: ora la Città non ha espresso con il suo voto una opzione per una politica nuova, trasparente, partecipata.
Ha valutato l’operato della giunta uscente in questi cinque anni e, in mancanza di valide alternative, lo ha consapevolmente accettato. Nessuno potrà più lamentarsi se l’azione amministrativa si svolgerà in modo poco trasparente, se gli strumenti di partecipazione popolare previsti e valorizzati dallo Statuto comunale, saranno ignorati, se si continuerà con affidamenti diretti non regolati da atti di indirizzo politico negli appalti di opere e servizi, se la maggior parte delle risorse comunali saranno impegnare in eventi nazional-popolari, se gli esercizi commerciali continueranno a chiudere a raffica, se la zona industriale continuerà a essere ignorata, se la manutenzione delle strade rimarrà al livello attuale, se il nostro sviluppo urbanistico continuerà a espandersi con poche regole e senza un PUG. Nessuno potrà lamentarsi, soprattutto, se mancherà ancora una visione di Città, se Corato, nonostante la sua importanza economica, continuerà a rimanere ai margini (non solo geografici) della Città Metropolitana. Nessuno potrà lamentarsi se continuerà la sagra dei furti e degli incendi di auto, se gli episodi malavitosi continueranno a insanguinare le cronache.
I Coratini hanno parlato e hanno detto che tutto questo, in mancanza di meglio, lo accettano.
Io, con pochi compagni di strada, continuerò a ricordare che la buona Politica è altro, che la buona Politica è possibile, che la buona Politica non serve gli interessi di pochi ma il Bene Comune.
Come ho sempre fatto nella mia vita, da cittadino libero e libero pensatore, come direbbe il mio amico Vincenzo Petrone.
La speranza è sempre l’ultima ad arrendersi e in politica non dovrebbe arrendersi mai: il piccolo gruppo di Nuova Umanità (anch’esso sconfitto nelle urne) potrebbe dare un apporto utile ma dovrebbe aprirsi di più a contributi laici che non ha ancora saputo pienamente integrare.
Alcuni dei nuovi consiglieri eletti nella maggioranza sembrano portatori di uno spirito critico più spiccato e di un livello di preparazione politica e tecnica superiore a quello della maggioranza bulgara che ha sostenuto De Benedittis nel consiglio uscente.
Piccole fiammelle, poca roba. Ma a Corato i sinceri democratici, gli spiriti indomiti hanno visto tempi peggiori.
E la Città tutta, quasi sempre prescindendo dalla politica, più o meno, se l’è sempre cavata.
Aveva ragione Lina Wertmuller che Corato l’ha capita e amata davvero.


Il processo al principe o meglio al De Benedittis divenuto: Il Principe di Nicolò Machiavelli.
Il titolo pretenzioso invita alla lettura, ma l’analisi è chiaramente condizionata dal risentimento per non avere avuto la possibilità di fare “buona politica” da protagonista: pecca di lucidità da subito, risultando divisiva già nelle prime righe e finendo per conformarsi tristemente alle critiche – tutte uguali, fragili, perdenti – che hanno avuto un ruolo determinante nella riconferma del primo cittadino.
Come se tutto fosse dovuto, come se bastasse un nome, uno status, come se l’umiltà non contasse più nulla.
Verrebbe da citare un noto politico nazionale di qualche anno fa con la sua celebre affermazione “Se Grillo vuole fare politica, fondi un partito, si presenti alle elezioni e vediamo quanti voti prende…”.
Ma non credo potrà mai essere questo un caso simile.
I miei ossequi.
Chi non ha il coraggio di metterci la faccia con nome e cognome non merita risposta. Oltretutto le risposte sono già nel nell’articolo.
Per parafrasare una celebre battuta in consiglio comunale di Nadia D’Introno: lei è stato attento attento a non capire nulla. Io non volevo essere protagonista di niente. Alla mia età e con tanti altri interessi da coltivare mi vado a rammaricare per none essere stati coinvolto? In cosa poi? Come al solito, invece di rispondere nel merito si denigra l’interlocutore. E peraltro senza neanche il coraggio di metterci nome e cognome. Torni da chi l’ha mandata a riscuotere il premio per questa ennesima aggressione mediatica.
È una lettura davvero interessante. Da buon avvocato, Francesco Stolfa usa una prosa ricca, molto articolata e piena di subordinate. Scrive bene, è vero, ma proprio perché usa un linguaggio da “addetto ai lavori” (e con un pizzico di amaro in bocca per come sono andate le cose), il rischio di perdersi tra le righe è alto.
Per farla breve e senza filtri, ecco cosa sta dicendo a mio parere l’avvocato Stolfa nella sua lettera, ridotto ai minimi termini:
Il “Bignami” del pensiero di Stolfa
1. Come è iniziata (2019-2020): “Avevamo fatto il capolavoro”
Il centrodestra a Corato sembrava imbattibile, ma si è distrutto da solo con i vari commissariamenti (Mazzilli, D’Introno).
Stolfa e i suoi soci (fondando il circolo di Italia Viva) dicono di aver fatto da “motore” per convincere un Centrosinistra indeciso a unisciti compatto dietro la candidatura di Corrado De Benedittis.
Risultato? Vittoria storica e cacciata del centrodestra guidato da Perrone.
2. Cosa è andato storto subito dopo (2020 in poi): “Mi sono sentito tradito nelle aspettative”
Qui nasce il suo forte dissenso. Stolfa muove tre accuse principali a De Benedittis:
Ingratitudine e scissioni: Aver scaricato subito Vito Bovino (i cui voti al ballottaggio erano stati fondamentali) e aver isolato le voci critiche interne (come Nadia D’Introno del PD).
Squadra di governo debole: Aver scelto una Giunta (gli assessori) fatta di persone “senza esperienza né spessore politico”, inadeguate a gestire la macchina comunale dopo 30 anni di centrodestra.
Mancanza di ascolto: Stolfa dice di avergli proposto aiuto (un gruppo di esperti a titolo gratuito), ricevendone solo sorrisi e promesse mai mantenute, fino a essere “bloccato” sui social.
3. Come De Benedittis ha stravinto il secondo mandato: “Un abile politico, non un buon amministratore”
Stolfa riconosce a De Benedittis una grande abilità tattica:
Ha svuotato dall’interno le opposizioni nel centrodestra e nella sua stessa coalizione (mettendo uomini a lui vicini nei ruoli chiave di PD, M5S, PSI).
È stato fortunato a trovare un centrodestra “suicida” che gli ha schierato contro un candidato debole (il capitano Zona) e non coratino.
4. La conclusione amara: “I coratini hanno scelto la mediocrità, ma io non mi arrendo”
Stolfa prende atto della vittoria della continuità, ma attacca i cittadini: “Avete votato questo sistema? E allora adesso non lamentatevi più per le buche, i furti d’auto, la mancanza di visione o il commercio che muore”.
Risponde alle accuse di risentimento (“volevi la poltrona”): nega fermamente, dicendo che la sua è solo passione civica da vecchio socialista e che continuerà a fare critica costruttiva dall’esterno.
Perché risponde così male ai commenti?
Nei commenti in calce al post si vede chiaramente il nervosismo:
Un utente anonimo (“ReCuoratino”) lo accusa di essere solo risentito per non aver preso una poltrona o un ruolo da protagonista.
Stolfa perde un po’ la pazienza (rispondendo ben due volte): accusa l’utente di codardia per l’anonimato e ribadisce che a lui delle “poltroncine” non importa nulla, liquidando le critiche come attacchi commissionati dal “sistema”.
In sintesi, il messaggio di Stolfa è:
“Vi ho aiutati a vincere nel 2020 sperando nel Cambiamento. Avete governato male, con arroganza e senza competenze. De Benedittis è stato bravissimo a fare politica di palazzo e a far fuori i rivali, ma la città è rimasta al palo. I coratini l’hanno rivotato? Peggio per loro, si tengano i problemi. Io continuerò a dire la mia a testa alta.”