✅ Blog Corato – Campo sportivo; Zona porta in Aula una nota ricevuta anonimamente: «È autentica? Perché non era negli atti e perché si è intervenuti solo dopo?»

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Il documento del 17 settembre firmato da Cacosso finisce al centro del Consiglio comunale. Il dirigente sollecitava il sindaco «con la massima urgenza» e scriveva che il precedente richiamo risultava «privo di riscontro». De Benedittis replica: «Fatto tutto nei tempi previsti»

 

Il Campo Sportivo Comunale torna prepotentemente al centro del dibattito politico.

Nel corso del Consiglio comunale di oggi, durante il confronto sulle vicende che nelle ultime settimane hanno interessato il Comunale — dalle occupazioni dei locali agli accessi non autorizzati, fino agli sgomberi e ai problemi di sicurezza — il consigliere Pietro Zona ha chiesto chiarimenti su un documento che, a suo dire, gli sarebbe stato fatto pervenire in forma anonima.

Ed è proprio da qui che nasce il caso.

Zona ha spiegato di aver presentato una richiesta di accesso agli atti sulla vicenda del Campo Sportivo e ha evidenziato che, nella documentazione ricevuta, quella nota non sarebbe stata presente.

Da qui le domande poste in Aula: il documento è autentico? Perché non figurava tra gli atti messi a disposizione? E, soprattutto, se quanto vi è scritto corrisponde agli atti ufficiali del Comune, perché si sarebbe atteso tanto prima di intervenire?

 

Ma Zona non si è limitato a leggerne alcuni passaggi.

Il consigliere ha infatti depositato la nota agli atti del Consiglio comunale, l’ha distribuita agli altri consiglieri e l’ha anche trasmessa alla stampa, rendendo così il documento parte integrante del dibattito pubblico sulla vicenda.

Il documento esibito da Zona è datato 17 settembre 2026 e porta la firma del dirigente del III Settore, ing. Antonio Cacosso.

Si tratta di una nota successiva all’ordinanza dirigenziale n. 175/2026 del 4 settembre, nella quale vengono richiamate occupazioni abusive, accessi non autorizzati, danneggiamenti e altre circostanze segnalate da ASIPU.

 

La nota dispone inoltre lo sgombero coattivo ad horas del locale n. 2 e degli altri locali o aree ancora interessati da occupazioni o interferenze non autorizzate, con l’assistenza della Polizia Locale e, considerata la situazione descritta, con la richiesta di ausilio delle altre Forze dell’Ordine.

Nel documento compare anche una segnalazione dell’amministratore unico di ASIPU, definita espressamente un «ragionevole sospetto» e basata, viene precisato, su confidenze mai formalizzate per iscritto.

 

Secondo quella segnalazione, alcune associazioni utilizzatrici dell’impianto avrebbero versato somme “in nero” a [OMISSIS] per ottenere servizi o evitare disservizi.

Cacosso, però, distingue chiaramente tra sospetti e fatti accertati: precisa infatti che l’eventuale rilevanza penale di quelle circostanze dovrà essere valutata esclusivamente dall’Autorità giudiziaria e dagli organi di polizia giudiziaria.

La vicenda, peraltro, era già uscita dalle mura di Palazzo di Città.

La nota e la relazione ASIPU risultano infatti trasmesse alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani, ai Carabinieri e alla Questura di Bari, già interessati dalla precedente denuncia-querela presentata dalla società.

Il consigliere Zona quindi si domanda, se la nota è stata inviata alla procura, evidentemente la situazione non era da sottovalutare.

 

È però il punto 8 della nota a diventare il passaggio centrale dell’intervento di Zona.

Cacosso scrive di sollecitare nuovamente, e con la massima urgenza, il sindaco pro tempore affinché adotti il provvedimento contingibile e urgente previsto dall’articolo 54, commi 4 e 4-bis, del Testo unico degli enti locali.

Il dirigente aggiunge che la questione era stata già segnalata al sindaco con la nota prot. n. 44283/2026 del 4 settembre e che, alla data del 17 settembre, quella richiesta risultava «ad oggi priva di riscontro».

Tra il primo sollecito richiamato nel documento e la nuova nota trascorrono quindi tredici giorni.

 

Ma Cacosso non si ferma qui.

Descrive una situazione di «reiterata e conclamata compromissione della sicurezza urbana e dell’incolumità pubblica» in un impianto aperto alla collettività e scrive che ciò «non consente ulteriori indugi».

Aggiunge inoltre che l’eventuale ulteriore protrarsi dell’inerzia sarebbe stato annotato agli atti del procedimento, precisando che la valutazione nel merito competeva al sindaco quale Ufficiale del Governo.

 

Ed è esattamente su questa successione di fatti che Zona ha chiesto chiarimenti.

Il quadro normativo aiuta a comprendere il senso della questione.

L’articolo 50 del TUEL individua il sindaco quale organo responsabile dell’amministrazione comunale e gli attribuisce funzioni di sovrintendenza, ferma restando l’autonomia gestionale dei dirigenti.

La nota di Cacosso, però, richiama specificamente l’articolo 54, che riguarda il sindaco nella sua funzione di Ufficiale del Governo e i provvedimenti urgenti connessi alla tutela dell’incolumità pubblica e della sicurezza urbana.

Ed è proprio questo il punto sul quale si concentra il confronto: non tanto stabilire in Consiglio eventuali responsabilità giudiziarie, materia che compete ad altre autorità, quanto chiarire la sequenza amministrativa e politica degli interventi.

 

La questione posta dal consigliere è dunque duplice.

Da una parte chiede una conferma formale sull’autenticità della nota ricevuta anonimamente.

Dall’altra chiede perché, secondo quanto da lui riferito, quel documento non fosse presente nella documentazione consegnatagli in seguito all’accesso agli atti.

E poi arriva la domanda sui tempi.

Se il 4 settembre era già stata rappresentata la necessità di un intervento e il 17 settembre Cacosso sentiva ancora il bisogno di sollecitare il sindaco «con la massima urgenza», definendo la precedente richiesta «priva di riscontro» e affermando che non erano consentiti ulteriori indugi, quando e come si è intervenuti concretamente?

Gli interventi materiali sul Campo Sportivo sono arrivati il 25 settembre.

In quella giornata si è proceduto agli sgomberi e alla chiusura di alcuni locali. Sempre il 25 settembre è stata inoltre chiusa la pista di atletica ritenuta inagibile, circostanza richiamata e confermata durante il Consiglio dall’assessore Gennaro Sciscioli.

 

Ed è proprio questo passaggio temporale che alimenta la richiesta di chiarimenti di Zona: dal sollecito del 4 settembre al documento del 17, fino agli interventi del 25 settembre.

 

Il sindaco Corrado De Benedittis ha respinto l’ipotesi di un ritardo dell’Amministrazione, sostenendo in Aula che quanto richiesto sarebbe stato eseguito nei tempi previsti.

Una replica netta che, tuttavia, porta inevitabilmente il confronto sui documenti.

 

Per chiarire definitivamente la questione bisognerà quindi ricostruire quali provvedimenti siano stati adottati tra il 4 e il 25 settembre, in quali date e con quali effetti, e comprendere come questa cronologia si concili con il contenuto della nota del 17 settembre.

 

Perché è proprio lì che Cacosso scriveva che il precedente sollecito risultava ancora «privo di riscontro», chiedeva un intervento «con la massima urgenza» e affermava che la situazione «non consente ulteriori indugi».

 

Il caso del Campo Sportivo, dunque, non riguarda più soltanto occupazioni, sgomberi, locali, pista di atletica e custodia.

Dopo il confronto di oggi entra nel dibattito anche un’altra questione: come hanno dialogato, e con quali tempi, la struttura dirigenziale e il vertice politico del Comune durante quei giorni?

 

E ora che la nota è stata depositata in Consiglio comunale, distribuita ai consiglieri e trasmessa alla stampa, il confronto non resta più confinato all’interno degli uffici: diventa a tutti gli effetti una questione pubblica e politica.

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